Le Ragazze Vaganti | Sara B.

The second post of the series Le Ragazze Vaganti, made by Wandering Girls for Wandering Girls.
If you haven’t read the first episode yet, check it out: LE RAGAZZE VAGANTI- the series |Soňa

Sara, Italian, 27 years old and two birthdays spent in Barcelona.
I have a degree in International Economy, and I had my first real working experience in Barcelona.
I love the blue sky, a hot cup of tea with my sister, Zeno’s ice cream eaten sitting on the stairs.
I don’t like drinking tea alone, supermarket’s ice-cream and the fog.

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Le Ragazze Vaganti |Sara B. 

 Il secondo post della serie Le Ragazze Vaganti. Se ti sei perso il primo, puoi leggerlo qui

Sono Sara, italiana, 27 anni e due compleanni passati a Barcellona.
Sono laureata in Economia Internazionale, e a Barcellona ho avuto la mia prima vera esperienza lavorativa.
Amo il cielo azzurro, un tè caldo con mia sorella, il gelato di Zeno mangiato sugli scalini.
Non mi piace bere il tè da sola, i gelati del supermercato e la nebbia.

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Prima l’erasmus per tirocinio a Madrid e poi lo stage post-lauream a Barcellona. Come ti sentivi prima della tua partenza?

Tutti mi hanno sempre appoggiato.  Ero convinta di durare due settimane a Madrid. Non ero mai stata fuori, in casa con sconosciuti.

Anche se non avevo avuto nessuna esperienza simile, sono riuscita a partire senza nessun tipo di aspettative, pronta a vedere quello che sarebbe successo e come avrei imparato a comportarmi.

Vivere in un altro paese significa anche adattarsi a una nuova lingua. Che esperienza hai avuto?

La lingua è stato sicuramente un criterio per non scegliere. Avevo mandato il mio curriculum a due aziende: una a Parigi e una in Spagna, che poi è quella in  cui sono ora. Il giorno dopo aver mandato le mail, ho ricevuto una risposta positiva da entrambe. Mi sono così trovata davanti a un bivio, in cui dovevo scegliere tra due paesi e due culture diverse. Il fatto di sapere già lo spagnolo, ha fatto pendere l’ago della bilancia a favore della Spagna.
Qui a Barcellona, però, si parla quotidianamente il catalano, e adesso riesco finalmente a capirlo tutto, anche se non lo parlo. All’inizio la prendevo un po’ male per il fatto che involontariamente cominciavano a parlare in catalano e io non potevo partecipare nella conversazione, ma una volta capito che non era una cose che facevano con lo scopo di escludermi, hanno anche loro cominciato a integrarmi.

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A volte la distanza si fa sentire.
Qual è la cosa che ti manca di più?

La cosa che sicuramente mi manca è il contatto fisico: i forti e caldi abbracci che mi fanno sentire in intimità con qualcuno. Senza, è come se non ci mettersi tutto il mio cuore.
A Barcellona sono venuta inizialmente per starci sei mesi, ma dopo solo tre mesi, mi hanno proposto un contratto di un anno. Ci ho dovuto pensare quattro giorni completamente da sola, nessuno lo sapeva.
Non riuscivo a capire con che criterio scegliere se restare o andare, mi sembrava di non avere un forte legame. I catalani tendono ad essere abbastanza freddi, così ne ho parlato con il mio capo. La sua risposta è stata anche uno dei motivi per cui ho deciso di restare: “Sara, dacci un po’ più di tempo. Voglio creare i presupposti perché tu ti senta bene, in modo che se tu decidessi di andare via, non sia perché io non ho fatto abbastanza”.

Ripartirei, assolutamente sì! Ho vissuto tantissime cose belle tra questi momenti negativi, e ho imparato moltissimo. Ma vedendolo come un progetto a lunga durata, non voglio essere lontana dalla mia famiglia. Non voglio perdermi la quotidianità.

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Che consiglio daresti a chi vorrebbe fare
il tuo stesso tipo di esperienze?

Le due esperienze sono completamente diverse. Sono due tappe di vita completamente diverse.
Se fossi in Erasmus, sicuramente ti direi: “divertiti”. Conosci più persone che puoi!
L’erasmus, però, ricordati, è un mondo parallelo, non è la vita reale.

Se andassi per lavoro, invece, ti direi di seguire la vocina che ti senti dentro. Se vai via per molto tempo, coltiva e non dimenticare le stesse cose che lasci. Tutto dipende dalla tua attitudine. Anche se ci saranno tanti alti e bassi, andrà tutto bene.
Ci saranno giorni no, giorni bellissimi e continue novità e cambiamenti, l’importante è essere pronti ad accettare tutto questo.

36 hours in Marseille – guide of a low-cost trip

The dream of every traveler is to explore each city so well that you can live it like a local.
But for different reasons, you often end up adapting your desire to the obligations and time.

So, between a book and some notes, I succeeded in making a battle plan in order to see the most of Marseille in the thirty-six hours ca I had available.

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36 ore a Marsiglia – guida di un viaggio low cost

Il sogno di qualsiasi viaggiatore è quello di poter esplorare ogni città talmente bene da poterla vivere come un locale. Per svariati motivi, però, spesso si finisce col dover adattare bisogni e piaceri ai propri doveri (fa anche rima!).

Così, tra un libro e fogli di appunti, sono riuscita a fare questo piano di battaglia per visitare il più possibile di Marsiglia nelle sole trentasei ore (circa) che avevo a disposizione.

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LE RAGAZZE VAGANTI- the series |Soňa

It all starts with a question.

What does inspire you?

In a world in which we have access to tons of information and many other opportunities, we are still looking for inspiration.
Inspiration about what to wear, inspiration about where to go, but, above all, inspiration about how to be.

We let decisions pass us by,
till the moment when we suddenly know.

Knowing what you want in life doesn’t happen overnight, it’s not a rational choice, and it hits you right in the stomach.
This series is dedicated to us,
to us, that don’t know in which direction our train is going,
and to us that we only care about wandering.

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